Tratto da "Guide di monumenti Svizzeri; Mesocco, il castello e la chiesa del castello"

 

La Chiesa Santa Maria del Castello

 

Storia

La chiesa, sorta probabilmente già nel primo millennio, viene documentata per la prima volta nella lettera di donazione a San Vittore del 1219. Non si può dimostrare se nella navata attuale, eretta al più tardi in età romanica, siano comprese parti risalenti all' Alto Medioevo. Certamente al 1100 circa risale  il campanile. La pianta della chiesa, non molto frequente, trattava una chiesa a sala con due absidi semicircolari a volta. All’interno presentava 3 altari; uno centrale maggiore, e due laterali in onore rispettivamente a Santa Maria, i Re Magi, e S. Giovanni, di cui uno venne riconsacrato nel 1450, mentre i restanti due nel 1459. Si suppone per aver portato a termine dei importanti rinnovamenti. Gli affreschi nella parete settentrionale e la Madonna sulla parete sud risalgono al più tardi al 1469. Nel 1473 si ha notizia di un nuovo altare. Nel 1627 venne eretto un nuovo coro dopo aver abbattuto le vecchie absidi e prolungato la navata di 4m verso est. Nel 1680 venne costruita la sagrestia. Nel 1720 venne rifatto l’esterno e nel 1729 venne eretto il pulpito che fu addossato alla parete settentrionale davanti agli affreschi. Quest’ultimo venne spostato sulla parete sud nel 1923 durante dei lavori di restauro. Gli affreschi rovinati vennero restaurati e in parte completati. Da allora la chiesa è un monumento nazionale.

 

Descrizione

La chiesa di S. Maria sorge nell'avvallamento a nord della collina del castello, collocandosi in un luogo poco visibile tra quest'ultimo e il paese. La cerchia delle mura, in parte ancora conservata, era congiunta alla struttura fortificata del castello. La chiesa, orientata a nord-est, consta di una sala rettangolare che immette in un coro chiuso su tre lati, cui è annessa a nord una sagrestia pressochè quadrata. Il portale della facciata ovest è ad arco a tutto sesto ed ha un intonaco liscio. La porta in noce, datata 1729, presenta modesti intarsi (stessa lavorazione del pulpito); sul catenaccio ricompare la data 1729. L'entrata laterale con architrave orizzontale appartiene alla fase del prolungamento del lato nord. Presso il campanile è riconoscibile una vecchia porta murata con arco a tutto sesto che immetteva nella navata. Il tetto a due falde è ricoperto di piode. Sul fronte occidentale compare la data 1720 e il monogramma del capomastro «P. T.». La sagrestia è aggiunta al lato settentrionale del coro. Il campanile, sul fianco meridionale della navata, è articolato in sei piani da archi ciechi rispettivamente tripli e quadrupli. L'ultimo piano non presenta più gli archetti ciechi sui lati est e nord, essendo stato rifatto. Le aperture aumentano progressivamente dal basso verso l'alto secondo lo schema architettonico romanico. Il tetto a quattro falde è coperto di piode. Alla base del campanile, verso sud, è addossata una nicchia con volta ad arco a sesto acuto che senza dubbio venne usata successivamente come ossario, ma originariamente serviva come tomba secondo il modello italiano. Una croce di Malta in rilievo sulla chiave di volta dell'arco fa supporre che qui fosse stato sepolto Eberardo de Sacco-Mesocco, un figlio del trovatore Enrico.

 

Interno

Il soffitto della navata, presumibilmente del 1627, è costituito da una travatura in legno e da una robusta listonatura longitudinale che lo suddividono in cassettoni allungati. È decorato con volute d'acanto, motivi di pietre incastonate e fiori dai colori vivaci di gusto popolaresco (giallo, azzurro, rosso, grigio e bianco); al centro è rappresentata l'Assunta. Questa fitta decorazione risale, stando all'iscrizione, al 1757. Gli archi delle finestre nelle pareti sud e ovest sono a sesto ribassato; ornamenti in rosso, azzurro e grigio, simili a quelli del soffitto, decorano le loro nicchie e le coronano di ricchi timpani. Il coro, aggiunto nel 1627 alla navata prolungata verso est, venne decorato con stucchi rococò solo nel 1720. Nella decorazione del coro si inserisce l'altare maggiore, la cui sovrastruttura in stucco a motivi neoclassici risale probabilmente alla prima metà del secolo XIX. I due altari laterali presso l'ingresso del coro sono simili tra loro nell'edicola decorata in turchese e oro con colonne e timpano spezzato; risalgono al 1630-40. . Il pulpito, originariamente sulla parete nord e, dopo il 1923 su quella sud, è datato 1730. È in legno di noce, poligonale, con pilastrini tortili agli angoli e piede curvilineo. La copertura è a forma di cupola con viticci intarsiati. Al 1729 risalgono gli stalli del coro. L'acquasantiera in marmo bianco risale al 1650 circa.

 

Affreschi

Un ciclo che si svolge su tre ordini con un sistema unitario di incorniciature occupa la parete nord nella sua estensione d'epoca medioevale.
La tecnica. Le pitture sono eseguite per la maggior parte secondo la tecnica dell'affresco; da ciò dipende il loro stato di conservazione relativamente buono. «A secco» sono stati dati esclusivamente i toni dell'azzurro (azzurrite), i fregi con sagome e alcune lumeggiature. Come colori base sono stati usati ocra rossa, ocra naturale gialla (terra di Siena), rosso cinabro, malachite, azzurrite, terra verde. Esaminando la superficie non si può stabilire se sia stata impiegata la tradizionale tecnica della sinopia (disegno preparatorio eseguito sull'intonaco); in ogni caso non si riscontrano qui tecniche pittoriche più «moderne» di quelle adottate nel sec. XV (come per esempio lo spolvero, la graffiatura, il calco, i cartoni).
L'incorniciatura. Le molteplici raffigurazioni sono inquadrate in un sistema unitario d'incorniciatura che le raggruppa in un vasto rettangolo suddiviso in tre registri. Sottili cornici di listelli leggermente prospettiche, racchiudono ulteriori inquadrature poste decorativamente sullo sfondo delle singole scene. Si riscontra una sequenza narrativa a fasce.
Il programma iconografico si svolge su tre diversi ordini. In quello di base sono rappresentate le attività dei contadini e dei nobili sotto forma di scenette legate ai mesi dell'anno. Il registro centrale narra dei santi e delle loro opere; a destra, segue l'Adorazione dei Magi, tratta dalla storia dell'infanzia di Cristo. Nel registro superiore è rappresentata la Passione di Cristo ridotta alle sole scene del Trasporto della Croce e della Crocifissione. La composizione narrativa si rivolge direttamente ai fedeli di quel tempo e alla loro religiosità. Nelle scene dei mesi raffiguranti i mestieri, l'approvvigionamento, le malattie, i divertimenti, potevano facilmente identificarsi nobili, «borghesi» e contadini. Nel registro mediano appaiono i santi in qualità di intercessori e patroni: ad essi i fedeli possono rivolgersi per trovare ascolto presso il Regno dei Cieli. In due comparti, in alto, vengono illustrate le sofferenze di Cristo patite per la salvezza degli uomini. Osservando le scene dall'alto verso il basso, s'intuisce la solidarietà di Cristo e dei santi nei confronti dell'uomo e della sua vita quotidiana; viceversa costui, muovendosi dal basso verso l'alto, si trova inserito nel processo di salvazione attraverso le sue occupazioni (il lavoro è inteso come opera che conduce alla salvezza).

Descrizione degli affreschi

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